SENATO DELLA REPUBBLICA CAMERA DEI DEPUTATI

 

XIII LEGISLATURA

 

 

 

 

 

COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA

SUL DISSESTO DELLA FEDERAZIONE ITALIANA

DEI CONSORZI AGRARI

 

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RESOCONTO STENOGRAFICO

54a SEDUTA

MERCOLEDI' 28 FEBBRAIO 2001

 

 

 

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Presidenza del presidente Melchiorre CIRAMI

 

 

I lavori hanno inizio alle ore 9,45.

(La Commissione approva il processo verbale della seduta precedente).

Presidenza del presidente CIRAMI

SULLA PUBBLICITA' DEI LAVORI

PRESIDENTE. Propongo che sia attivato, ai sensi dell'articolo 12, comma 2, del Regolamento interno, il collegamento audiovisivo a circuito chiuso. Non facendosi osservazioni, il collegamento è attivato.

COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

PRESIDENTE. Comunico che, in data 27 febbraio 2001, l’avvocato Antonio Caiafa ha informato la Commissione che, con decreto del 9-12 febbraio 2001, la sezione fallimentare del tribunale di Roma ha accolto la sua istanza, volta ad ottenere lo stralcio dal fascicolo del concordato preventivo della Federconsorzi della bozza di decreto collegiale relativo alla sua revoca dalle funzioni di liquidatore dei beni, decreto mai adottato dal Tribunale essendo intervenute le sue dimissioni. L’avvocato Caiafa chiede a questa Commissione di avere conferma che tale bozza sia stata ad essa trasmessa e, in caso affermativo, rivolge formale richiesta di stralcio della stessa dagli atti della Commissione.

Per quanto riguarda la bozza di cui parla l'avvocato Caiafa, propongo che rimanga agli atti, ma di considerarla come una nota assolutamente riservata.

CARUSO Antonino. Desidero intervenire sulla richiesta dell'avvocato Caiafa che, se ben intendo, riguarda lo stralcio di un documento acquisito dalla Commissione e costituito dal provvedimento che il tribunale fallimentare di Roma avrebbe assunto ove non fossero, nel tempo intermedio tra la sua redazione e il suo deposito in cancelleria, pervenute le dimissioni dall'ufficio da parte dell'avvocato Caiafa. Sono d'accordo sulla scarsa dignità processuale di quel provvedimento agli effetti della legge fallimentare e delle norme ordinarie che regolano il nostro procedimento civile. E' una considerazione che ebbi a svolgere in sede di Ufficio di Presidenza nell'imminenza del ricevimento di questo documento da parte della sezione fallimentare del Tribunale di Roma. Quindi il fatto che l'avvocato Caiafa comunichi che il tribunale abbia deciso di espellere dagli atti del procedimento quel provvedimento è una decisione che in linea astratta e teorica mi sento di condividere. Non altrettanto con riferimento agli atti di questa Commissione che non necessariamente devono essere figli di un formalismo processuale perfetto, ma che, comunque e ovunque raccolti, la Commissione ha il diritto e il dovere di mantenere fra i propri carteggi e che devono formare, come ogni acquisizione, oggetto di valutazione politica, qual è quella demandata a questa Commissione. Quindi la prego di porre in votazione la richiesta dell'avvocato Caiafa e la sua correlata proposta di estromettere dagli atti della Commissione questo documento e di operarne lo stralcio, annunciando che mi esprimerò in senso contrario a questa proposta.

PRESIDENTE. La mia non è una proposta di stralcio. Condivido le ragioni da lei espresse, ma io ho solo proposto di considerare questo documento come riservato e di inserirlo tra gli atti non pubblicabili.

CARUSO Antonino. In questo senso sono d'accordo.

PRESIDENTE. Se non vi sono osservazioni, il provvedimento adottato in camera di consiglio dalla sezione fallimentare del tribunale di Roma, cui si riferisce l'avvocato Caiafa, viene considerato come atto riservato. Così resta stabilito.

Seguito dell'esame della proposta di relazione finale

PRESIDENTE. Vi informo che solo nei giorni scorsi sono state depositate dai collaboratori, incaricati dalla Commissione, le schede analitiche relative ai singoli consorzi agrari: i dati più significativi di tali schede saranno inseriti, come previsto, nell’allegato n. 6 della relazione, in sede di coordinamento formale. Ricordo che nella seduta di ieri ho dato annuncio di una nota che ho predisposto che venisse inserita in allegato al resoconto stenografico della seduta, depositata dal deputato Gaetano Veneto contenente osservazioni critiche alla mia proposta di relazione. Pur non potendo configurarsi tale nota come una proposta emendativa, invito il deputato Veneto ad illustrarla. Mi riservo, al termine di tale illustrazione, di svolgere una breve replica.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, per quanto riguarda la nota da me presentata, mi riservo in sede di dichiarazione di voto di esprimere una valutazione generale, rinviando per il resto alla lettura del documento che ho presentato. Si tratta di tre pagine alle quali ritengo di poter aggiungere solo una dichiarazione politica generale, a titolo personale, che conclusivamente è di non accettazione della proposta di relazione finale e di richiesta di trasformare la stessa in un documento del senatore Melchiorre Cirami.

PRESIDENTE. Vorrei rispondere, per la parte che mi riguarda, alle osservazioni dell'onorevole Veneto, in quanto il documento, che non indica quale parte della proposta di relazione finale intende emendare, rappresenta un giusto e legittimo giudizio critico sulla proposta di relazione che, allo stato, è un documento di chi vi parla, ma che è offerto alla lettura e alle valutazioni della Commissione, chiamata ad esprimersi con un voto di adesione o di contrarietà.

Con riferimento al punto A (limiti di tempo e di risorse), per il lavoro vasto e complesso che la Commissione ha svolto, ritengo vi sia necessità di un po’ di umiltà, onorevoli colleghi, che allo stato mi sembra assolutamente doverosa. Sfido chiunque ad affermare che, dinanzi ad un impegno di tali dimensioni e complessità, sia ragionevole fare tutto con il medesimo grado di approfondimento.

La Commissione - e questo lo rivendico e lo ribadisco - si è data un programma di lavori, ha selezionato delle metodologie di analisi, ha selezionato le aree di indagine, in coerenza con i quesiti del dettato normativo. Questo programma è stato puntualmente rispettato, con la massima trasparenza e con il supporto di magistrati, ufficiali della Guardia di finanza, professori universitari, tutti di eminente spessore morale e professionale. Mi sorprende, pertanto, che l’onorevole Gaetano Veneto - non me ne voglia onorevole - parli di "respiro soffocato dell’indagine e della ricerca"; ciò significa ritenere modesto anche il suo apporto personale, atteso che ha partecipato più di altri ai nostri lavori. Se di respiro soffocato si deve parlare è un respiro che ci è stato imposto dal Parlamento che, come ho rilevato nel primo capitolo della proposta di relazione, in assoluta contraddizione col vasto tema demandato alla Commissione, ha addirittura ridotto il termine di indagine e di inchiesta sui fatti della Federconsorzi, non concedendo un'adeguata proroga, pur essendo consapevole della richiesta avanzata da tutti i Gruppi con l'ultimo disegno di legge di proroga, nella cui relazione di accompagnamento si sottolineava la necessità, per la complessità del lavoro, di ampliare il termine almeno fino alla fine della legislatura.

Con riferimento al punto B, in cui parla di "strabismo" della relazione, l’onorevole Veneto lamenta che gli esiti degli accertamenti svolti hanno condotto a sostenere una tesi semplicistica, perché ha limitato le sfere di responsabilità. E’ suggestivo, però, che il ribaltamento della tesi sia preteso e giustificato sulla base di argomentazioni apodittiche: i condizionamenti della Democrazia cristiana, della Coldiretti e della Confagricoltura. Onorevole Veneto, mi pare un modo poco costruttivo e poco professionale di muovere delle critiche che mi lascia sgomento, perché i toni ed i contenuti da lei evidenziati nel documento, che ha fatto pervenire alla Commissione, sconcertano per l’assenza di valide ed effettive argomentazioni, in diritto e in fatto. Ma sgomenta soprattutto l’anacronistica ed abbondante sudorazione giustizialista che continua a spiegare in modo monocausale (le scelleratezze di una ed una sola classe politica) tutti i problemi dell’Italia e ad individuare in modo altrettanto monocausale (l’oculatezza di un ufficio di Procura) il merito di averli tutti risolti.

Con riferimento al punto C, dove si parla di ricostruzioni personalizzate, devo osservare che la relazione di una Commissione di inchiesta, oltre ad esprimere delle valutazioni organiche sui fatti, ha il dovere di dare contezza delle varie posizioni emerse nell’ambito dei propri lavori. La Commissione ha svolto una intensa attività auditiva ascoltando numerosi protagonisti della vicenda, effettuando ben 43 audizioni, a tutti i livelli ed in tutti i settori di interesse. Non è stato vietato a nessuno il diritto di fornire la propria interpretazione dei fatti, e quindi neanche ai Ministri della Repubblica. Non capisco - se non nella misura in cui ne percepisco a volte la tendenziosità - il riferimento a "letture affettuose". Le "letture" proposte nella relazione, infatti, sono la logica conclusione di fatti e di documenti, nulla di più, fino a prova contraria. Ho specificato, quando ho presentato la relazione, che non ho voluto dare un mio giudizio personale, ma piuttosto suggerire il giudizio che emergeva prorompente dai fatti, e nulla più.

Con riferimento al punto D, relativo all’atto-quadro, voglio ricordare che l’onorevole Veneto ha partecipato alle riunioni del secondo gruppo di lavoro, nel quale si è parlato anche dell'atto-quadro e di ciò che ne è derivato con particolare riferimento agli esiti dell’operazione SGR. Ha preso, quindi, parte alle riunioni svolte nella sede tecnica più idonea, ma in occasione di tali riunioni, per quanto mi risulta, non ha mai parlato di "operazioni radicalmente contestabili in ordine alla valutazione o cessione del patrimonio Federconsorzi alla SGR". Anzi, ricordo che l’onorevole Veneto ha espresso parole di apprezzamento e si è personalmente adoperato affinché la relazione del secondo gruppo di lavoro, coordinato dal senatore D'Alì, fosse interamente recepita dalla Commissione in sede plenaria in data 22 novembre 2000.

Quanto poi al rispetto degli obiettivi posti dal legislatore, ritengo sia sufficiente dare uno sguardo all’indice della relazione, che dà contezza delle ragioni economiche e politiche del dissesto della Federconsorzi, nonché delle ragioni e dei protagonisti dell'operazione SGR. Al riguardo, credo che non sia stato trascurato nulla.

La legge, onorevole Veneto - se vuole la rileggiamo - non ci ha incaricato di fare dietrologie; non abbiamo individuato poteri occulti, né connessioni occulte. Ma avremmo apprezzato se lei, in questi due anni, avesse fornito concreti elementi per configurare ipotesi della specie, su cui ci saremmo soffermati ed avremmo svolto la nostra indagine, se ne avessimo avuto contezza.

Rilevo poi che le personalizzazioni sono a volte gradite anche a lei, onorevole Veneto, ma solo quando riguardano determinate persone fisiche o giuridiche pubbliche. A me questo pare non istituzionalmente corretto, perché comporterebbe una debilitazione etica, una fase di lotta politica faziosa e pregiudiziale.

Ma ciò che più mi ha sconcertato, me lo lasci dire, onorevole Veneto, è stato leggere queste parole, che mi hanno colpito profondamente: "esigenze di condanna inappellabile". In questo caso, vorrei rivolgermi come magistrato Cirami all’avvocato Veneto: mai parlare di esigenze di condanna, ma solo e soltanto di esigenze di giustizia!

Queste sono le considerazioni che ho voluto esprimere, a livello personale, alle osservazioni, pur legittime, dell'onorevole Veneto.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, in sede di dichiarazione di voto risponderò alle sue osservazioni, esprimendomi anch'io a livello personale. Devo dire però che mi ha sorpreso, signor Presidente. Quando parlo di giudizi inappellabili, intendo dire politicamente…

PRESIDENTE. Lei parla di condanna inappellabile, non di giudizi inappellabili.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, la prego, per una volta sola non mi interrompa.

Desidero affermare con franchezza, e chiedo che sia riportato nel resoconto stenografico, che il Presidente di questa Commissione ha confuso il ruolo del magistrato e del giustizialismo con l'esigenza di dare condanne o giudizi politici inappellabili, e insisto su questo punto: io e lei abbiamo il diritto – dovere di dare giudizi politici inappellabili. Il Presidente confonde la realtà giudiziaria con quella politica.

PRESIDENTE. Onorevole Veneto, non possiamo innestare una polemica. La nostra è una Commissione di inchiesta con poteri analoghi a quelli della magistratura.

VENETO Gaetano. Per svolgere attività politica, non giudiziaria.

PRESIDENTE. I giudizi politici sono sempre relativi e mai inappellabili, perché sono relativi alle posizioni politiche di chi li esprime. Io ho espresso il mio giudizio, ho ritenuto legittimo il suo, la Commissione poi si pronuncerà.

LEONE. Signor Presidente, in relazione all'orario di ripresa della seduta, volevo chiederle, visto che ne ha la facoltà, di indicare, oltre all'orario di inizio dei nostri lavori, anche quello della votazione finale della proposta di relazione.

PRESIDENTE. In relazione a questa richiesta, propongo di organizzare i nostri lavori nel modo seguente: la seduta riprenderà alle ore 17,30, mentre la votazione finale avrà luogo intorno alle ore 18.

Poiché non vi sono osservazioni, così rimane stabilito.

Sospendo la seduta. Riprenderemo i nostri lavori alle ore 17,30.

(La seduta, sospesa alle ore 9,55, è ripresa alle ore 17,35)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Invito i colleghi che intendono intervenire per dichiarazione di voto ad iscriversi a parlare.

DE CAROLIS. La proposta di relazione finale predisposta dal Presidente risente, come oggettivamente riconosciuto, delle scadenze temporali imposte alla Commissione, nella fattispecie molto abbreviate anche rispetto alla scadenza naturale della legislatura. Va ricordato che la Commissione parlamentare d'inchiesta sul dissesto della Federconsorzi fu istituita con la legge 2 marzo 1998, n. 33 (dopo che nelle precedenti legislature alcune proposte analoghe non avevano concluso il loro iter parlamentare) e che la nostra Commissione è operante dal gennaio 1999. Appaiono pertanto ingenerose le critiche e le dissociazioni sul metodo, stante la ristrettezza dei tempi necessari per una indagine che avrebbe richiesto un numero di audizioni ancora più consistente delle tante pur svolte e anche verifiche puntuali sul territorio con il consenso e il contributo di periti di parte in grado di fare chiarezza su vicende rispetto alle quali il contenzioso andrà sicuramente oltre l'esito della relazione in esame. La verità è che il Parlamento della XIII legislatura, nato nella primavera del 1996, avrebbe certamente fatto a meno dell'ennesima commissione d'inchiesta, anche alla luce di una intensa attività istruttoria svolta su tutta la materia da molte Procure della Repubblica, in modo particolare da quelle di Roma e Perugia.

La seconda considerazione che intendo sottoporre all'esame della Commissione riguarda una comune valutazione secondo la quale le procedure seguite dalla SGR per la liquidazione del patrimonio della Federconsorzi sono state tra le cause principali della nascita della Commissione, sia per la rilevanza economica dell'operazione sia per il periodo politico in cui si colloca, ma anche per l'autorevolezza delle persone inquisite. Proprio sull'attività intrapresa dal professor Pellegrino Capaldo, occorre con grande onestà ammettere che, diversamente dalle analisi svolte nell'ambito delle indagini preliminari dell'inchiesta giudiziaria pendente, che, con riferimento alla sostanza delle cose, disponeva prevalentemente di stime e valori previsionali, alla nostra Commissione è stata data la possibilità di riscontrare oggettivamente quanto avvenuto e quindi anche la validità delle previsioni fatte sulla base di elementi consolidati e originati dal mercato. Di conseguenza, proprio su tale argomento che – ripeto – costituisce la parte più pregnante della relazione in esame, non ho difficoltà a ribadire la validità dell'atto-quadro, nella misura in cui i presupposti della vendita in massa dei beni vennero considerati nell'ottica della problematica della congruità del prezzo offerto da SGR per rilevare l'intero patrimonio della Federconsorzi, pari a 2.150 miliardi.

Infine, nulla di significativo è emerso circa l'ipotesi che la complessa transazione sia stata realizzata dalla SGR per interessi particolari nell'ambito di un preorganizzato o anche preimmaginato quadro speculativo con dismissione a prezzi inferiori a quelli di stima e di mercato.

Quanto poi al contesto politico del dissesto, del successivo commissariamento e poi della nascita della SGR, e al teorema secondo il quale la vicenda sarebbe stata incentrata su una strategia di vertice della vecchia Democrazia cristiana, ho sempre ribadito nelle varie audizioni un forte convincimento personale che vorrei ripetere anche a conclusione dei nostri lavori. Avendo vissuto come deputato l'esperienza del Governo Goria, al crepuscolo degli anni Ottanta, e della nomina dello stesso Goria, nel Governo Andreotti, a ministro dell'agricoltura, non ho difficoltà a ritenere che egli abbia deciso il commissariamento della Federconsorzi prescindendo dalla volontà dei vertici democristiani. Tale ipotesi del resto ha trovato conferma nelle tante audizioni, tra le quali vorrei ricordare quelle del senatore Andreotti, dell'onorevole Cristofori e dello stesso professor Pellegrino Capaldo.

Sulla base di tali considerazioni e riflessioni, pur tenendo conto del fatto che avremmo avuto necessità di maggior tempo per verificare l'operato di tutto il sistema creditizio del nostro paese, nella fattispecie anche per quanto riguarda la gestione di SGR, ma non avendo avuto questa opportunità, il mio giudizio sulla proposta di relazione non può che essere positivo. Mi auguro che ci possano essere contributi ulteriori per fare chiarezza su tutta la vicenda.

D'ALI'. Annuncio il mio voto favorevole sulla proposta di relazione che, peraltro, costituisce la somma del contributo dei gruppi di lavoro, compreso quello che ho avuto l'onore di coordinare. Signor Presidente, credo che la relazione da lei predisposta rappresenti una nota assolutamente valida sui fatti per come si sono svolti. Il giudizio politico che possiamo dare può anche essere critico per come fu gestita la vicenda politica nel momento in cui si decise di smantellare la Federconsorzi, piuttosto che tentarne il recupero dal punto di vista dell'efficienza, della funzionalità e della missione al servizio dell'agricoltura italiana che la Federconsorzi aveva svolto per decenni. La Federconsorzi non era una istituzione postbellica, ma fondava le radici nella fine del secolo scorso, in quella concezione di mutualità che in più settori, in quello agricolo ma anche in quello finanziario, aveva dato luogo ad un grande risveglio delle attività economiche e commerciali al servizio dello sviluppo economico del paese. L'agricoltura ha sempre avuto un grandissimo rilievo nella nostra economia e a quel tempo si pensò giustamente, direi con lungimiranza, che una organizzazione che potesse rappresentare dal punto di vista commerciale un punto di incontro e di sinergia tra le esigenze degli operatori del mondo agricolo, fosse sicuramente una opportunità da cogliere. La Federconsorzi ha sempre svolto questo ruolo e avrebbe potuto continuare a svolgerlo se in un determinato periodo della storia politica del nostro paese qualcuno non avesse pensato che, piuttosto che provare nell'impresa, certamente non facile ma che andava tentata, di rilanciarne l'attività con criteri di maggior modernità e maggior adeguatezza al mercato, piuttosto che fare questo nobile e coraggioso tentativo, forse andava liquidata.

Il gruppo di lavoro che ho coordinato ha esaminato tutte le attività di liquidazione di quel patrimonio. Abbiamo avuto modo di riscontrare che anche le procedure atipiche messe in piedi alla fine non hanno causato nessun sospetto, come da alcune parti è stato avanzato, di un piano architettato per depauperare quel patrimonio o per speculare sulla sua vendita. L'attività è stata messa in piedi per accelerare le procedure di vendita di quel patrimonio in vantaggio dei creditori. Come tutte le procedure liquidatorie, ha seguito la necessità del realizzo dei beni che dovevano essere posti in vendita, ottenendo risultati in linea con le previsioni formulate nel momento in cui fu immaginata l'operazione SGR. Non possiamo oggi dire se quelle previsioni e quei risultati siano stati sminuiti per dare vantaggi a qualcuno. Questo di certo non è accaduto, mentre sappiamo con certezza che quella procedura liquidatoria ha dato i risultati previsti e che nessuno si è avvantaggiato illecitamente di quell'operazione. Oggi non possiamo neanche dire se quell'operazione abbia ottenuto un realizzo né quali potevano essere i valori di mercato, non in regime liquidatorio, dei beni nel momento in cui fu posta in liquidazione la Federconsorzi.

Vorrei che il mio pensiero fosse ancora più chiaro. I beni della Federconsorzi avevano un loro valore, che però è stato intaccato dalla messa in liquidazione della stessa Federconsorzi. Gli attori di quella liquidazione, tuttavia, non hanno operato in maniera fraudolenta. Questo è emerso dalle risultanze del gruppo di lavoro da me coordinato. Approfitto di questo mio intervento per ricordare che il gruppo di lavoro si è avvalso della collaborazione degli ufficiali della Guardia di finanza e ha potuto studiare tutti i documenti relativi alla liquidazione, alle procedure di gara, ai prezzi di aggiudicazione. Posso tranquillamente affermare che se si fosse seguito l'iter di una procedura concorsuale ordinaria, forse oggi saremmo ancora nella piena attività di quella procedura e i creditori sarebbero ancora ben lungi dall'essere soddisfatti, come invece è accaduto, anche se solo parzialmente.

Con soddisfazione rilevo che il Presidente ha inserito nella sua relazione finale le risultanze dell'attività di acquisizione conoscitiva del secondo gruppo di lavoro. Sottolineo, per il valore che potrà avere la mia affermazione, che la relazione finale del Presidente offre un quadro esatto della dinamica della vicenda, anche se rimane fermo un giudizio politicamente negativo sulla mancanza di coraggio nel tentare di mantenere in vita per l'agricoltura italiana la Federconsorzi, uno strumento che ha avuto in passato validità e utilità e che forse avrebbe potuto ancora averne. Esprimo pertanto sulla relazione del Presidente il mio voto favorevole.

SANZA. Signor Presidente, desidero esprimere il mio apprezzamento sia per lo sforzo da lei compiuto per recuperare i contributi che sono stati offerti alla Commissione in questi mesi di lavoro sia per lo sforzo compiuto dai vari gruppi di lavoro che si sono insediati per approfondire i diversi aspetti della problematica. La relazione finale mi sembra più che esaustiva ed esprimo su di essa un parere positivo. Dal lavoro che abbiamo fatto non ci si poteva aspettare più di un recupero storico per un verso e giuridico e giudiziario per un altro. La relazione finale del Presidente risponde compiutamente alle attese che il Parlamento si è dato nel momento in cui la Commissione è stata istituita.

MISURACA. Signor Presidente, mi associo ai ringraziamenti a lei rivolti per il lavoro che ha svolto anche nella qualità di relatore. La Commissione d'inchiesta in questi mesi ha lavorato molto bene e ha risposto in maniera adeguata al mandato ricevuto dal Parlamento nel momento in cui è stata istituita. I gruppi di lavoro hanno operato un attento esame della vicenda. Secondo alcuni colleghi, dovevamo anche andare alla ricerca delle motivazioni politiche o alla individuazione dei partiti che hanno contribuito al dissesto della Federconsorzi. Ma non era questo il mandato ricevuto dal Parlamento. Da una lettura attenta degli atti e dalla relazione, tuttavia, si evincono le responsabilità di tanti partiti, perché i documenti sono molto chiari. Il tempo limitato a disposizione della Commissione d'inchiesta non ci ha consentito di approfondire come avremmo voluto la documentazione, ma non era questo il mandato ricevuto dal Parlamento, che ci aveva invitato a fare chiarezza e a ricostruire le responsabilità sulla cessione dei beni. Come ha ricordato il senatore D'Alì, il gruppo di lavoro da lui coordinato ha ben operato ma, per quanto mi riguarda, forse con un maggiore lasso di tempo a disposizione avremmo potuto approfondire di più.

Poiché la legislatura si sta avviando a conclusione, è opportuno approvare al più presto la relazione finale con un voto unanime della Commissione.

Desidero ringraziare il Presidente, l'Ufficio di segreteria, tutti i collaboratori che si sono prodigati per raggiungere risultati positivi.

BUCCI. Signor Presidente, il lavoro della Commissione e dei vari gruppi di lavoro si è svolto all'interno di una situazione molto complessa, così come era anche la materia di studio. Quando analizziamo i fatti citati nella relazione, dobbiamo fare riferimento al periodo storico in cui quei fatti si sono svolti e alla realtà politica di quel periodo. Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il rapporto tra debito pubblico e prodotto interno lordo dal 1950 al 1980 è passato dal 48 al 51 per cento, mentre nei dodici anni che vanno dal 1980 al 1992 è passato dal 51 al 123 per cento. In quella realtà politica particolare si è svolta la vicenda della Federconsorzi, un'azienda alla quale va il merito di aver iniziato il processo di modernizzazione dell'agricoltura italiana che, alla fine della seconda guerra mondiale, si trovava in una situazione di totale arretratezza, per le vicende belliche e per le distruzioni subite. Il lavoro svolto da tanti encomiabili artefici e dirigenti della Federconsorzi, quali siano state le vicende finali, non può essere dimenticato.

Vorrei soffermarmi sulla vendita del patrimonio e sulla procedura liquidatoria adottata. Nella mia provincia di Lodi è situata la Polenghi Lombardo ed io ho potuto seguire da vicino, con gli agricoltori, la sua storia, che ha lasciato molto amaro in bocca ai responsabili agricoli di quel periodo. Nella realtà di oggi la vicenda della Polenghi Lombardo si sarebbe conclusa in un altro modo. L'azienda aveva grandi prospettive ed avrebbe potuto svolgere un ben diverso ruolo trainante nell'ambito dell'attività agricola della zona. L'operazione SGR non si discosta molto dall'operazione Polenghi Lombardo. Si trattava di realizzare i crediti che era possibile esigere per far fronte alla situazione debitoria verso molte aziende. Il periodo di attività della Federconsorzi e del suo dissesto è stato molto particolare nella vita politica italiana.

Condivido dunque le conclusioni contenute nella relazione del Presidente, che devo ringraziare, insieme ai coordinatori dei gruppi di lavoro, per l'eccezionale attività svolta in situazione di estrema difficoltà.

MAGNALBO'. Signor Presidente, voglio innanzitutto ringraziarla per l'opera svolta, difficile e complicata, che ha comportato un grosso impegno da parte sua. Ringrazio anche l'Ufficio di segreteria e i collaboratori che con competenza e puntualità hanno espletato il loro lavoro. Tutta l'impegnativa attività assegnata alla Commissione ha riguardato un argomento vastissimo, caratterizzato da chilometri di materiale di archivio, relativo a cinquant'anni di storia, dal dopoguerra ad oggi e a tutta la vicenda che si è svolta intorno alla Federconsorzi, con le complicazioni, i segreti, le zone d'ombra e le zone di luce riguardanti alcuni personaggi e argomenti. In questa funzione non ci hanno aiutato quelle che tra virgolette possono essere chiamate le "riservatezze" degli auditi, che non hanno spiegato molto di tutto quello che è accaduto, con qualche eccezione. Forse, se avessimo avuto più tempo, avremmo potuto analizzare meglio gli argomenti che lei ha trattato anche con una certa completezza, ma che potevano essere esaminati più approfonditamente. Mi riferisco ad esempio al ruolo del ministro Goria, ai collegamenti con il Presidente del Consiglio dell'epoca e al valore dei beni della Federconsorzi. Rispetto a quest'ultimo punto, abbiamo avuto molti dati, ma non abbiamo capito il valore esatto, anche in collegamento all'atto-quadro e alla sua particolare costruzione che tutti hanno censurato, ma che alla fine è risultata essere l'unica in grado di liquidare quel patrimonio.

Una zona d'ombra riguarda la vicenda legata al dottor Cragnotti. Abbiamo ascoltato il giudice Greco che non ci ha spiegato bene il senso dell'operazione con cui al dottor Cragnotti sono stati regalati 25 miliardi.

In generale però penso che la relazione sia il compendio massimo di quanto fosse possibile ottenere nelle circostanze in cui abbiamo lavorato. Il giudizio è dunque più che soddisfacente, anche in relazione ai tempi assegnati alla Commissione. Credo che abbiamo lavorato nel migliore dei modi e a nome di Alleanza nazionale annuncio il voto favorevole sulla proposta di relazione finale.

LEONE. Signor Presidente, dichiaro il voto favorevole alla proposta di relazione e mi associo a tutte le considerazioni dei colleghi che mi hanno preceduto, in virtù del fatto che sicuramente equilibrio, competenza e organicità sono state le caratteristiche del lavoro della Commissione, in linea con il mandato parlamentare e mi dispiace che, forse in preda a facili giustizialismi e a critiche forse non del tutto politiche, vi sia stato un inficiamento dei risultati raggiunti e di quello che si è detto oggi. Ritengo comunque che, nell'ambito del mandato parlamentare che abbiamo avuto, la proposta di relazione, come hanno detto i colleghi che mi hanno preceduto, possa essere tranquillamente approvata, anche sulla scorta del fatto che i lavori sono stati portati avanti in condizioni non del tutto favorevoli per una Commissione che volesse raggiungere, con una mole di lavoro di tal fatta, i risultati che si era prefissa. Per questo ringrazio il Presidente, tutti i commissari, l'Ufficio di segreteria e ribadisco il mio voto favorevole.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, a seguito di intese intercorse tra il Presidente della Camera dei deputati e il Presidente del Senato, devo sospendere nuovamente la seduta per consentire ai componenti della Commissione di partecipare alle votazioni in corso presso le due Assemblee. Riprenderemo i nostri lavori alle ore 21.

(La seduta, sospesa alle ore 18, è ripresa alle ore 21)

PRESIDENTE. Riprendiamo i nostri lavori. Ricordo che siamo nella fase delle dichiarazioni di voto.

CHIUSOLI. Signor Presidente, mi sento in dovere di svolgere qualche breve considerazione, senza particolare enfasi e senza personalismi, perché non è mia abitudine personalizzare le questioni che riguardano il nostro lavoro politico.

Desidero innanzitutto dare atto al presidente Cirami del grande lavoro che ha svolto. Il lavoro della Commissione d'inchiesta, infatti, ha gravato, in misura prevalente, sulle sue spalle e il Presidente se ne è addossata per intero la responsabilità. Tutti dobbiamo essergli grati di questo. Rimane, tuttavia, una profonda e sostanziale critica di metodo prima di tutto al Presidente per il ruolo che ricopre e poi a noi stessi. La Commissione d'inchiesta che stasera conclude i propri lavori in realtà li deve ancora iniziare. Si sono svolte tante riunioni, infatti, nelle quali abbiamo ascoltato e interloquito con i nostri auditi ma in nessuna seduta della Commissione abbiamo riflettuto su quanto avevamo ascoltato. E' anche mia la responsabilità di non avere insistito a chiederlo, ma è anche del Presidente e di tutti i commissari. Questa constatazione mi serve per affermare che la Commissione, in realtà, deve ancora cominciare i propri lavori. Sgomberando il campo da posizioni preconcette di qualsiasi genere, credo infatti che resti sovrana, in questa Commissione, come sempre, la coscienza di ciascun parlamentare.

Sul merito della proposta di relazione finale che è stata presentata, vorrei esprimere qualche considerazione di ordine generale. Ho riscontrato in questo ponderoso lavoro una carenza grave ed importante, almeno dal mio punto di vista. Sono stati messi a fuoco, e in alcuni casi anche molto bene, alcuni personaggi della tragedia della Federconsorzi. Tuttavia, manca nella rappresentazione il quadro di insieme, la cornice che unisce i personaggi che sono stati identificati. La mancanza di questa cornice fa sì che si individuino e si assegnino responsabilità prevalenti e definitive, che non mi sento di condividere in quella misura. Per parlare fuor di metafora, sono convinto che le responsabilità delle organizzazioni professionali agricole, della Coldiretti in particolare ma anche della Confagricoltura, siano gravi e decisive, come gravi e decisive sono le responsabilità dei loro dirigenti. Ma non posso pensare che, se anche l'onorevole Arcangelo Lobianco radunava i consiglieri d'amministrazione nel suo ufficio prima di ogni Consiglio di amministrazione, questi fossero fantocci incapaci di intendere e di volere. Le responsabilità dell'onorevole Lobianco sono uguali a quelle dei consiglieri che si sono succeduti in quegli anni in quell'organismo. In ogni caso, all'interno del quadro complessivo, questo elemento non risalta o almeno non sono riuscito a trovarlo. Il quadro complessivo comprendeva la Democrazia cristiana, le organizzazioni professionali agricole, il Ministero dell'agricoltura, le banche e la Banca d'Italia. Trovo clamorosamente assente la quota di responsabilità non grave ma decisiva del sistema delle banche e della Banca d'Italia. Trovo carente l'assegnazione di responsabilità in capo al Ministero dell'agricoltura, perché tutto si univa in quel quadro complessivo. Il Ministero dell'agricoltura non sempre è stato gestito da uomini strettamente legati o designati dalla Coldiretti o dalle organizzazioni professionali agricole vicine alla Democrazia cristiana. In alcuni periodi vi sono stati uomini d'altro stampo, valga per tutti quell'uomo d'altissimo livello che era il senatore Marcora. Tuttavia, anche nel periodo del senatore Marcora nulla è stato fatto, perché all'interno di quel quadro ciascuno svolgeva un ruolo che nessuno poteva permettersi di toccare. Non trovo nella proposta di relazione finale le responsabilità di quel quadro politico. Noto la scomparsa sia di queste responsabilità sia di quelle di alcuni uomini che a fianco di quel sistema hanno lavorato.

Desidero concludere la mia breve dichiarazione di voto proponendo di modificare alcune parti della relazione nel senso da me indicato. Viceversa, non sono nella condizione di poterla votare favorevolmente.

PASQUINI. Signor Presidente, voglio innanzitutto riconoscere che il lavoro svolto ha prodotto una documentazione molto importante di cui si trova traccia nella proposta di relazione da lei presentata, ma mi pare che manchi una parte importante che riguarda le considerazioni finali. La nostra difficoltà deriva, come anche l'onorevole Chiusoli ha detto, dal fatto che abbiamo svolto tante audizioni ma non abbiamo mai avuto un dibattito sulla proposta di relazione. Ci troviamo a farlo questa sera, a poche ore dalla scadenza del mandato della nostra Commissione. Non so neppure se la proposta di relazione sia a questo punto emendabile. Personalmente non sono stato in grado di presentare emendamenti prima di aver svolto una discussione generale che sarebbe stata utile per verificare la possibilità di dare al documento una certa impostazione. In queste condizioni non ho potuto presentare emendamenti perché il problema non riguarda tanto la sostituzione di alcune righe ma il taglio del documento.

Vorrei a questo punto soffermarmi brevemente su alcuni aspetti fondamentali della proposta di relazione. Credo che intanto manchino le considerazioni di carattere politico: che cos'era la Federconsorzi; che cos'era quel sistema di potere; che legami c'erano tra la Democrazia cristiana, o una parte di essa, e la Coldiretti e tra la Coldiretti e la Federconsorzi; una analisi della condizione di monopolio esercitata da questa organizzazione nelle campagne per tanti e tanti anni, comprendente addirittura l'autorizzazione all'esercizio del credito con la cosiddetta cambiale agraria in natura. Manca poi qualunque considerazione sull'assetto istituzionale scaturente dalla legge del 1948. Allora, si volle quasi introdurre nel nostro ordinamento una cooperativa di Stato, una cooperativa telecomandata, non libera e volontaria. Nella forma dei consorzi agrari, si dette vita ad un sistema rispondente ad una legislazione speciale e non alle norme sulle attività cooperative, oltre tutto con statuti dettati per legge. Voglio ancora ricordare che l'adesione alla Federconsorzi era prevista obbligatoriamente e che i suoi direttori generali erano scelti dalla stessa organizzazione.

Credo dunque che un documento conclusivo dei lavori della nostra Commissione non possa ignorare questi aspetti, e lo dico non tanto per strumentalizzazioni di carattere politico, ma per esprimere un parere chiaro, anche perché nel futuro sarà bene evitare errori e impostazioni di questo genere.

Ritengo che vi siano anche altri aspetti puntuali da sottolineare che riguardano l'assoluzione del sistema bancario, che invece ha delle grandi responsabilità: la Banca d'Italia non può non aver tenuto sotto controllo una centrale di rischio costituita da qualcosa come 5.000 miliardi. C'è poi il problema dei controlli del Ministero dell'agricoltura, che non sono stati fatti. C'è una rendicontazione degli ammassi e delle varie gestioni che viene data per buona per stanchezza, perché da una certa data in poi non c'è stata documentazione e sono stati presi per buoni i dati fino ad allora disponibili. Neppure su questo aspetto si dice qualcosa.

Nella proposta di relazione c'è anche una anticipazione del giudizio penale in corso che francamente non mi sento di condividere. Credo che la magistratura debba fare il suo corso e che per noi non sia interessante intrometterci nelle vicende giudiziarie, magari cercando di anticipare dei giudizi, mentre dovremmo occuparci con tutta evidenza della parte politica.

Per questi motivi ritengo che la soluzione migliore sarebbe un aggiustamento del taglio della proposta di relazione, al di là di singole modifiche, altrimenti francamente non mi sento di votare questo documento conclusivo.

PREDA. Signor Presidente, mi associo al riconoscimento che altri hanno manifestato per il lavoro che ha svolto, anche perché lei si è trovato molte volte a gestire da solo le audizioni e da solo a predisporre la proposta di relazione finale. Però, detto questo, anch'io ho delle riserve sul documento in esame.

Ricordo innanzitutto che, quando approvammo la legge istitutiva della Commissione, in sede di dichiarazioni di voto, sollevai una preoccupazione che sentivo abbastanza forte e cioè che ci trovavamo davanti anche a due procedimenti pendenti presso le Procure di Roma e di Perugia che interessavano gli oggetti fissati per legge come competenza della nostra Commissione, con il rischio inevitabile di interferire nelle indagini e nell'attività della magistratura. Per quanto riguarda il tribunale di Roma, sappiamo che dovrebbe esservi una udienza a maggio con il rinvio a giudizio di cinquantadue amministratori e sindaci della Federconsorzi per falso in bilancio e per la vicenda dei prestiti, anche se, invece di prestiti, userei una espressione diversa. Per quanto riguarda il tribunale di Perugia, sono in corso procedimenti legati alla vicenda della SGR e alla posizione del giudice Greco, soprattutto in merito alla sottovalutazione del patrimonio della Federconsorzi e alle anomalie dell'atto-quadro e del concordato. Avevamo dunque di fronte un rischio di interferenza che mi sembra sia stato risolto nella relazione in un modo non condivisibile, perché rimane il fatto che la magistratura sta indagando su alcuni dei temi affidati anche alla nostra inchiesta. Leggendo la relazione, mi sembra che per alcuni aspetti, non per tutti, si rischi di anticipare un giudizio su quella che sarà la decisione dei tribunali di Roma e di Perugia.

Quando sono iniziate le audizioni, tutti noi avevamo dubbi sulla funzione delle banche e sulla regia del professor Pellegrino Capaldo in merito all'operazione SGR. Sono stato per anni dirigente di un ente pubblico, l'Istituto case popolari, e allora le banche, per concedere un prestito, chiedevano adeguate garanzie. La centrale rischi riguardava anche il mio ente. In questo caso, invece, noi assolviamo le banche e, soprattutto, la vigilanza che spettava alla Banca d'Italia perché, caso strano, la centrale rischi esisteva per tutti ma non per la Federconsorzi. Abbiamo acquisito le valutazioni dei dirigenti delle maggiori banche. La confusione sulla natura giuridica della Federconsorzi è ammissibile forse per uno di noi, ma lo è meno per una banca che, prima di concedere un prestito, deve essere consapevole delle garanzie offerte. A parte il ruolo di vigilanza della Banca d'Italia, c'è una assoluzione del sistema bancario in quanto tale, soprattutto della regia del professor Pellegrino Capaldo in tutte le vicende precedenti e successive alla SGR. Il professor Capaldo venne chiamato dall'onorevole Lobianco per studiare i conti della Federconsorzi e gestì, con uno spirito di inventiva notevole, la partita Federconsorzi. L'anomalia dell'atto-quadro, in quanto atto che anticipa i tempi, e tutte le operazioni SGR sono all'esame del tribunale di Perugia.

Più volte è emersa la problematica relativa alla vigilanza del Ministero dell'agricoltura. Sono convinto che molto abbiano influito i Ministri dell'agricoltura ma è un dato di fatto che, anche in periodi in cui non ci sono state pressioni ministeriali (perché quei Ministri non erano espressione di una certa componente sindacale agricola, in questo caso la Coldiretti), i controlli da parte del Ministero dell'agricoltura, che poi nominava propri rappresentanti nei collegi sindacali, non ci sono stati. Dalle verifiche da noi fatte e dalle audizioni svolte, è stato dimostrato che il controllo non c'è stato.

Con la relazione finale mi sembra che ci stiamo inserendo in giudizi in corso presso i tribunali di Roma e Perugia. Mi trovo in estrema difficoltà ad anticipare un giudizio di assoluzione per alcuni soggetti che indubbiamente sono coinvolti nelle vicende della Federconsorzi prima e della SGR poi.

Desidero esprimere brevemente una valutazione politica complessiva che mi crea un ulteriore imbarazzo. Nelle campagne c'era una situazione di un certo tipo. Pensiamo ai motivi per cui è nata la Federconsorzi, agli equivoci contenuti nella sua legge istitutiva, al fatto che era una holding particolare. Negli anni aveva però dimenticato la sua natura di holding e di propulsione per il mondo agricolo per alcune motivazioni politiche ben precise e si era trovata a gestire la fine di un mondo politico ed economico rappresentato dalla Coldiretti e dalle associazioni degli agricoltori.

Per tutti questi motivi, esprimo perplessità su diverse parti della relazione finale e annuncio che mi asterrò dalla votazione.

ABBATE. Signor Presidente, è per me difficile esprimere una valutazione unica su questa articolata ed imponente relazione che compendia un impegno estenuante del Presidente e dei commissari che più di me hanno contribuito ai lavori della Commissione d'inchiesta. Desidero anche io esprimere sentimenti di riconoscenza al Presidente, che estendo anche all'Ufficio di segreteria e a tutti i collaboratori.

La mia difficoltà ad esprimere un giudizio unico riguarda il diverso gradimento o la diversa insoddisfazione che producono in me parti della relazione. La scomposizione del quadro unico proposto dalla relazione deriva anche dalla legge istitutiva della Commissione e dall'individuazione delle finalità che erano sottese all'istituzione della Commissione. Quelle finalità possono racchiudersi in due componenti. La prima è relativa alla ricostruzione delle cause del dissesto della Federconsorzi e la seconda alla valutazione della congruità dei rimedi cui si è ricorso per procedere alla liquidazione dei beni della Federconsorzi. Su questa seconda parte, quella che storicamente inizia con il commissariamento e che si conclude con la liquidazione, esprimo un giudizio di soddisfazione. La trovo congrua sul piano logico e giuridico; la trovo argomentata, ben motivata e ancorata a risultanze di fatto. Ma, avuto riguardo al metodo seguito da noi e, soprattutto, dal Presidente, nella conduzione dei lavori della Commissione, mi aspettavo ben altre soluzioni. Mi è parso di cogliere in lei - e noi abbiamo seguito i suoi comportamenti - una sorta di metodo inquisitorio legato alla rincorsa delle autorità giudiziarie che si interessavano al caso (Roma e Perugia). Forse questo nasceva anche da una sorta di comodità, di fronte ad un materiale imponente da ricondurre ad unità e da comprendere. Forse per noi è stato comodo ancorarci al sistema di ricostruzione operato dall'autorità giudiziaria, ma questo metodo ha finito per falsare la prospettiva cui eravamo chiamati nel leggere questo grave fenomeno. Nella prima parte relativa al commissariamento si fa subito giustizia, nella ricostruzione che lei ha fatto nella relazione, di qualsiasi ipotesi di dietrologia rispetto ad un atto del ministro Goria che fu anche coraggioso. Infatti, posto di fronte ad una situazione di incomprensibilità dei bilanci anteriori al 1990 e di fronte al bilancio del 1990 che evidenziava una sofferenza non più sostenibile, scelse la via del commissariamento. Su questo punto si è molto discusso, ci si è chiesti se quella via fosse stata concordata o se era preferibile ricorrere ad altre ipotesi di liquidazione. Ma anche su questo i magistrati della Procura di Roma, al di là delle riserve del Presidente che non comprendo, hanno offerto contributi di conoscenza molto utili. L'intuizione della SGR, per quanta diffidenza si possa avere, anche per la scaltrezza di un professionista esperto come Capaldo, alla fine ha dato buoni risultati, se è vero, come è vero, che le ragioni creditorie infine sono state soddisfatte e che con la liquidazione dei beni si è risparmiato tanto e tanto tempo.

Le mie riserve riguardano - e mi collego alle osservazioni del senatore Pasquini - la parte relativa alla ricostruzione delle cause del dissesto. Su questo aspetto è mancata un'esplorazione politica del fenomeno sottoposto al nostro esame. In ciò, ad onta del volume, trovo riduttiva la relazione. Non ci si è chiesti quale fosse la condizione della nostra economia in quell'arco di tempo e quale fosse la condizione dell'agricoltura, un settore che scontava sul piano europeo una posizione di bassissimo ordine. Non ci si è chiesti quali fossero i problemi degli agricoltori e cosa rappresentava per il mondo agricolo la Coldiretti. Di fronte ad un dissesto di 5.000 miliardi e di fronte a innegabili collegamenti tra la Coldiretti e la Federconsorzi, è facile esprimere una valutazione di grande riprovazione. A mio avviso però sarebbe una riprovazione antistorica e poco generosa, oltretutto individuando il demone in capo ad uno solo dei presidenti, al senatore Lobianco che, peraltro, si è posto nell'ottica della continuazione di un sistema di gestione che veniva da lontano. Su questo aspetto condivido le osservazioni in ordine alla insoddisfacente investigazione sulla responsabilità delle banche e del Ministero dell'agricoltura. Il sistema bancario ha ceduto senza un minimo di resistenza ad una situazione che conoscevano tutti, di fronte ad un fenomeno che comportava rischi gravissimi. Nelle audizioni svolte (e risulta anche dalle carte che ho letto, specialmente quelle allegate alla prima relazione del ministro Poli Bortone) è stato affermato che ci si rendeva conto di tutto, ma che se si fosse tolto un mattone vi sarebbe stato il pericolo di far crollare tutto il castello. Inoltre, ai fini della individuazione delle responsabilità della Federconsorzi che finanziava i consorzi in evidente stato di dissesto economico e finanziario, avrei preferito un maggior controllo per capire le ragioni di tutta quella situazione.

In sintesi, questa parte della proposta di relazione mi lascia del tutto insoddisfatto, ma, poiché la materia lo consente, mi permetto di proporre a lei e alla Commissione di votare il documento per parti separate, individuando una parte storica che va dal commissariamento alla liquidazione dei beni della Federconsorzi e una parte che riguarda la ricostruzione delle cause. Credo che questa divisione si leghi agli obiettivi indicati nell'articolo 1 della legge istitutiva della nostra Commissione che ha tracciato l'itinerario del nostro impegno. Se questa mia richiesta troverà il consenso della Commissione e il suo, signor Presidente, esprimo fin d'ora una valutazione favorevole sulla parte concernente il periodo dal commissariamento e un giudizio di sfavore per l'altra parte.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, per alcuni aspetti rinvio al documento che ho presentato lunedì alla Commissione e che inviterei i colleghi a leggere. Per il resto, come le ho anticipato, esprimerò il mio parere e quello del gruppo Democratici di Sinistra, salvo che, nell'ambito di una totale libertà propria di una Commissione bicamerale d'inchiesta, vi siano altre opinioni, comunque rispettabili, così come rispettabile è stata la sua proposta di relazione e lodevole il lavoro compiuto dai collaboratori, con particolare riferimento ad uno di loro. Lodevole è stato anche il lavoro dell'Ufficio di segreteria, del funzionario e dei suoi collaboratori. Non lodevole è stato invece il metodo di lavoro, che ha visto forse debolmente partecipare i commissari, me compreso, alle riunioni dell'Ufficio di Presidenza per opporsi ad un andamento dei lavori caratterizzato da più di quaranta audizioni e dalla mancanza di qualunque dibattito: la riunione di questa sera è la prima e l'ultima in cui si può discutere delle cause del dissesto della Federconsorzi. Il fatto è di una gravità allucinante, come gravi sono le sue risposte alla mia nota, risposte che ad un certo punto si trasformano in contumelie. Però, poiché sono stato educato a tollerare da mia madre, dalla mia fede cattolica, nonché dalla lettura di Dante, "non mi curo di loro, ma guardo e passo", non risponderò. Parlerò invece dal punto di vista politico, come va fatto in una inchiesta non giudiziale, dei risultati di questo lavoro. Credo che il lavoro svolto - e prendo lo spunto dall'intervento del collega Abbate, moralmente molto sofferto nel cercare di distinguere le diverse posizioni - rilevi, come spesso avviene nella nostra vita, che il nostro modo di essere e di vivere può costituire un condizionamento: il dentista pensa che il dramma degli uomini siano le carie; gli allevatori che sia la "mucca pazza". I magistrati pensano che il mondo sia divisibile in persone da inquisire, da condannare e da assolvere e in quest'ottica è stata predisposta questa relazione. Però, la nostra Commissione – voglio ricordarlo a tutti – ha poteri istruttori simili a quelli della magistratura, ma tutt'altre finalità e tutt'altro scopo, pena la violenza al dettato costituzionale della divisione dei poteri e delle responsabilità, violenza che qui è stata esercitata. Il fatto è di una gravità inusitata, sarebbe come se la Commissione antimafia assolvesse Liggio o ritenesse che la Procura di Palermo ha giustamente riconosciuto colpevole Liggio per alcuni reati e non per altri. Significherebbe tornare indietro di secoli, addirittura dimenticando la rivoluzione francese e il principio della divisione dei poteri. In quest'ottica ho parlato di "strabismo", ma con rispetto, non personalizzando mai, così come non farò stasera, perché rimane la stima e l'amicizia per tutti i presenti come persone, che vive resteranno dopo la mia esperienza parlamentare che si chiude con l'intervento di questa sera, avendo scelto di tornare alla mia attività di docente e di avvocato. Ma questa sera non voglio parlare da avvocato che replica ad un iudex supra iudices, come sembrerebbe il promotore di questa proposta di relazione, anzi addirittura ad un iudex contra iudices, creando imbarazzo per tutti. Per ciò, con molto stile, il collega Abbate ha ritenuto di fare delle distinzioni che, se mi permette, signor Presidente, amichevolmente e senza contumelie la invito come membro di questa Commissione a raccogliere.

Non ripeterò le osservazioni che ho messo per iscritto. Cercherò di spiegare sinteticamente le ragioni del mio radicale dissenso da questa proposta di relazione finale, che nasce da un lavoro individuale, con il supporto dei tecnici e di alcuni colleghi che hanno collaborato. Se alcuni non hanno collaborato, avranno avuto buone ragioni. La Federconsorzi è morta da tanti anni, non c'è più un certo sistema e mi sembra che su questa vicenda si vada aggregando una richiesta di consenso da parte del Presidente da valutare "strabicamente" sul piano politico, non sul piano ottico. E' uno strabismo politico per cui è facile, poi, dimenticare i Ministri morti o altri che ora risorgono politicamente, cercando consensi ad un livello molto più basso di quello che io mi auguravo, almeno alla luce di alcuni contatti che avevo avuto. Cito solo un nome, il senatore Antonino Caruso. Si cerca un consenso su questa relazione che storicamente condanna alcune persone, come ha detto bene il deputato Chiusoli, come se fossero le statuine del presepe. Ci si dimentica l'esistenza della grotta, dei re magi ed anche della croce sul Golgota che ci sarà dopo. Tutto questo non può ricadere solo sul senatore Arcangelo Lobianco, né si può ridurre la storia dell'agricoltura e della crisi agricola alla Federconsorzi e alla Coldiretti che avrebbero manipolato tutto, quasi con l'assenza di alcuni grandi leaders politici, di una certa grande organizzazione partitica, di tanti Ministri, non solo dell'agricoltura, di tante forze politiche che hanno avuto la loro responsabilità sia per omissione, sia per incapacità, sia per negligenza. Penso alla proposta del senatore Fabbri, a quella del Partito Comunista: erano debolezze della storia che andavano approfondite.

Una Commissione d'inchiesta deve approfondire questi aspetti per esprimere un giudizio politico inappellabile sulla vicenda. Questo si chiede al legislatore e a questo si deve rispondere, mentre, con la proposta in esame, non si è risposto, anzi il problema è stato aggirato e - lo ripeto - si chiede un consenso a livello politico basso. Esistono ragioni oggettive, signor Presidente e onorevoli colleghi. Abbiamo lavorato per circa due anni; nel mio caso una sgradevole malattia non mi ha permesso di mantenere l'impegno che mi ero ripromesso all'inizio, ma questo è poco importante. Sta di fatto che tutti i presenti, con l'esclusione del Presidente e di qualche responsabile dei gruppi di lavoro, sono stati assenti nel lavoro. Le ragioni sono storiche, oggettive e soggettive. Non stiamo parlando di responsabilità ma della necessità di fare i conti con la realtà. La realtà ci deve indurre, egregio senatore Cirami, a non ritenere compiuta un'opera che è appena iniziata sul piano del metodo e dei contenuti. Sarebbe stato molto interessante avere questo incontro un anno fa, discutendo liberamente con i colleghi dei vari Gruppi politici, così come deve fare una Commissione d'inchiesta, senza limitarsi ad udire solamente. Mi permetto di suggerire una correzione del termine "audire" che non esiste in nessun vocabolario; per "auditi" si intendono coloro che vengono auscultati per crisi cardiache; viceversa, si parla di "audizioni" e di "uditi". C'è un'altra correzione che mi permetto di suggerire. A pagina 2 della replica scritta al mio intervento compare l'aggettivo "anacronicistica", che non esiste, mentre esiste anacronistica. Sono piccoli suggerimenti di stile che non guastano, visto che sono all'interno di un documento della Commissione; è bene che si rispetti l'antica tradizione della grammatica e della sintassi.

Tutto questo detto, ribadisco che siamo all'inizio del nostro lavoro e mi permetto di fare una proposta che accoglie in larga misura la proposta del deputato Abbate, che mi auguro possa essere accettata da tutti, con senso di autocritica e di coscienza. Abbiamo avuto poco tempo per lavorare e per lo più hanno lavorato i nostri tecnici e collaboratori, non noi. Pertanto, mi permetto di proporre che il documento in esame non sia considerato una relazione perché tale non è, altrimenti nei contenuti ci sarebbe una durissima opposizione, ma un semilavorato, una proposta di lavoro scritta dalla persona più diligente, che si è impegnata, che ha profuso elevate energie fisiche, intellettuali e morali, il senatore Melchiorre Cirami. Può essere considerato come un lavoro in progress che ognuno di noi potrà valutare liberamente, lasciando, se possibile, alla prossima legislatura l'opportunità di lavorare per un quinquennio con tranquillità. In questo modo, affidiamo al futuro Parlamento un giudizio storico e politico non giudiziario, che invece non è riscontrabile in questa proposta di relazione.

PRESIDENTE. Vorrei svolgere un breve intervento di replica perché mi sembra doveroso, riconoscendo la legittimità di critica in maniera assoluta, avere anche la possibilità di dare risposte che fanno ricorso alla stessa onestà intellettuale con la quale i critici si sono posti nei confronti della proposta di relazione. Faccio appello all'arte del possibile, che riguarda i tempi che il Parlamento ha assegnato alla Commissione. Quando tutti i Gruppi hanno sottoscritto il disegno di legge di proroga della Commissione, ci siamo fatti carico dell'esigenza di segnalare al Parlamento la vastità del materiale che i nostri collaboratori stavano raccogliendo in ben 35 chilometri di scaffali, sui quali erano intervenuti due sequestri da parte della magistratura di Roma e di Perugia. Il tempo impiegato è stato occupato per lo più per la ricerca di questo materiale. La lettura della contabilità degli anni passati, dal 1982 al 1992 in particolare, periodo sul quale dovevamo svolgere la nostra inchiesta, ci doveva consentire di considerare quale fosse stata la progressione dei bilanci. Tale lavoro non poteva occupare poco tempo e chi ha seguito da vicino i lavori della Commissione lo sa bene.

Vi ringrazio per le parole di apprezzamento che avete avuto nei miei riguardi ma consentitemi di ricordarvi che io sono stato lasciato solo. Non mi sono stati dati spunti, ho agito, e lo dico a fronte alta, con la massima trasparenza perché ogni cosa che desideravo fare la rimettevo all'Ufficio di Presidenza, alle riunioni del quale molto spesso mancavano i rappresentanti dei Gruppi in Commissione. Ritenevo di poter andare avanti perché il materiale istruttorio da raccogliere era notevole, le elaborazioni dovevano essere fatte - me ne rendo conto - anche in sede politica, e il tempo era limitato. La proposta di relazione, come ho cercato di spiegare nel mio intervento di presentazione, ha dovuto evidenziare il materiale sul quale stavamo lavorando o potevamo lavorare. Non abbiamo espresso giudizi personali che non fossero imperativi per gli elementi che avevamo trovato. Quando abbiamo sostenuto che c'erano stati falsi in bilancio, lo abbiamo detto perché erano stati scoperti dai collaboratori; le responsabilità che abbiamo evidenziato sono risultate dai fatti che abbiamo accertato. Abbiamo esaminato la posizione del mondo bancario, durante le numerose audizioni, e un intero capitolo è stato dedicato al ruolo delle banche e della Banca d'Italia. Tutti questi elementi esposti in maniera sintetica, necessitavano di ulteriori approfondimenti, me ne rendo perfettamente conto. Riguardo i tempi e la frequentazione in Commissione, sapete quanto abbiamo dovuto faticare per ritagliare il tempo per poter convocare la Commissione. Con questo non voglio giustificare le mie manchevolezze. Sono un uomo limitato, ma altrettanto onesto e voglio ripetere che giudizi personali in questa relazione nessuno potrà leggerli, ma solo dati sui quali avrei richiesto un approfondimento e sui quali avrei anche potuto esprimere il mio pensiero. Ma l'aspetto che mi tocca più da vicino è la critica circa la mancanza di considerazioni politiche. In più parti della relazione si rinvia ad una lettura politica che il Parlamento potrà fare, anche se la Commissione non è arrivata a farlo sulla base di quanto oggettivamente abbiamo tentato di accertare con il nostro lavoro.

Per quanto riguarda i controlli, forse sarà sfuggito il capitolo in cui se ne parla. Abbiamo detto che i controlli sono stati omissivi a livello politico (con riferimento ai Ministri) e burocratico (con riferimento allo staff che coadiuvava l'attività politica). Abbiamo fatto riferimento alla mancanza di controlli da parte dei sindaci, del presidente del Collegio sindacale della Federconsorzi che era di nomina ministeriale. Forse sarà sfuggito, ma abbiamo parlato anche del ruolo della Banca d'Italia e delle giustificazioni che ha fornito. Tutti questi temi meritavano un approfondimento, però – ripeto – è mancato il tempo, non è stato concesso, il Parlamento è sovrano nel dare o negare il tempo, ma non si può farne carico alla responsabilità del Presidente che il tempo non poteva inventare.

L'altro aspetto riguarda la definizione del documento che qualcuno ha definito bozza inquisitoria e altri assolutoria. Come magistrato non ho messo nulla di mio per quanto riguarda l'inquisibilità. Mi sono solo sforzato di dire che nessun contributo ai fini del giudizio politico è pervenuto dalla magistratura di Roma e di Perugia e ne ho sottolineato i motivi. Tanto per ripeterli ancora una volta, nelle carte che abbiamo acquisito dalla Procura di Roma non c'è una sola parola che spieghi i motivi del capo di imputazione. Bisognerà forse attendere la sentenza del tribunale. Per quanto invece riguarda la posizione della Procura della Repubblica di Perugia, mi sono limitato ad esprimere le mie perplessità, perché innanzitutto non mi è parso di leggere nel rinvio a giudizio i motivi del cui prodest, una parte che per noi era interessante conoscere perché avrebbe fatto luce sul perché gli inquisiti avevano agito così, e non ai fini della ricerca del dolo, ma per avere un contributo, attraverso il cui prodest, per capire quale collegamento si poteva creare tra la situazione precedente e quella successiva. Non c'è stato dato alcun contributo di conoscenza da parte del giudice delle indagini preliminari sul perché da quella posizione alcuni sono stati prosciolti ed altri rinviati a giudizio. Ho fatto solo riferimento a questa mancanza di contributi e – nessuno me ne voglia – di fronte all'audizione dei magistrati componenti il tribunale fallimentare di Roma, che all'unanimità, ci hanno detto di aver partecipato ad una decisione collegiale sia per l'ammissione al concordato sia per la sua omologazione, non ho capito e continuo a non capire perché, in mancanza, anzi con l'esclusione, di ogni vessazione dei componenti del Collegio da parte del presidente Greco, è stato chiesto il rinvio e poi è stato rinviato a giudizio solo il giudice Greco. Questa perplessità poteva essere espressa da chiunque. In nessun punto della richiesta e poi del rinvio a giudizio si dà spiegazione della posizione ascrivibile o ascritta al dottor Greco rispetto agli altri magistrati che hanno dichiarato di essere stati compartecipi all'unanimità di quelle decisioni. Questa perplessità non significa a mio modo di vedere una anticipazione del giudizio. Per chi come me ha fatto il magistrato per ventisette anni, anticipazioni di questo tipo sarebbero state immorali.

Per quanto riguarda infine la proposta dell'onorevole Abbate, non per giustificare la sua unicità, perché puntualizzazioni possono essere sempre fatte, ma credo che il documento vada considerato per intero, perché è strutturato per consentire una lettura di insieme di tutto il periodo successivo al commissariamento, rispetto alle cause che lo hanno preceduto. Certo, sul dissesto che ha portato al commissariamento ci sarebbe stato tanto da dire, ma erano i documenti che avrebbero dovuto suggerirci i motivi del dissesto, al di là della pubblicistica sulle ragioni del mondo agricolo, della conduzione del sistema agroalimentare in Italia da parte della Federconsorzi e dei consorzi agrari. Per questa parte abbiamo rinviato alla pubblicistica, non c'era bisogno della nostra scienza per sapere quanto era accaduto in precedenza intorno al mondo agroalimentare e alla sua gestione, rispetto alla quale la Federconsorzi ha operato in condizione di monopolio, condizione certamente determinata – e questo è scritto a chiare lettere – dalle associazioni che a loro volta gestivano tutto in condizione di assoluto monopolio: intendo riferirmi alla Coldiretti, alla Confagricoltura e in ultimo alla Confcooperative. Tutti questi aspetti, a meno che non siano sfuggiti alla lettura del documento, sono stati espressi a chiare lettere. Tutto si poteva approfondire ancora di più, così come si poteva anche trattare della compartecipazione al dissesto per dispendio di energie finanziarie da parte della Federconsorzi nei confronti di più partiti politici. Recentemente abbiamo trovato i "carpettoni" (scusate il termine, che non appartiene certo alla grammatica che suggeriva l'onorevole Veneto, che di tutto può far carico tranne che degli errori di trascrizione) relativi alle sponsorizzazioni. Non abbiamo potuto approfondire questa parte che riguarda, ad esempio, il Congresso di Bologna del Partito comunista. Abbiamo citato questo punto solo perché abbiamo trovato le fatture, che abbiamo elencato senza alcuna espressione, omettendo di riportare il contenuto degli scritti apocrifi che abbiamo trovato e che contenevano degli elenchi con i vari destinatari, accanto a ciascuno dei quali erano indicate cifre (3, 5, 10 e così via). Comunque, tutta questa parte può essere approfondita, elaborata, studiata dal punto di vista storico, ma per noi si trattava di una questione di correttezza e su quegli scritti apocrifi non è stata spesa una sola parola.

Per quanto riguarda i controlli, infine, voi sapete quali parole pesanti sono state espresse nella proposta di relazione, suggerite dagli auditi, termine molto usato nel linguaggio parlamentare anche se forse non grammaticamente corretto. I direttori generali del Ministero hanno sottolineato la mancanza di ispezioni. Abbiamo lavorato molto su questa materia perché i controlli, pur essendo obbligatori, così come abbiamo evidenziato specificamente nell'apposito capitolo che li riguarda, spettavano sia al Ministero sia alle banche; e abbiamo dato delle risposte. Dovevamo operare una sintesi per rispetto dei tempi di scadenza della Commissione e non potevamo tradire le aspettative del Parlamento. Abbiamo almeno elencato i fatti che avevamo enucleato, nell'ambito del mare magnum delle carte della Federconsorzi, tenuto conto del tempo trascorso ed anche delle reticenze e delle omissioni - cui ho fatto riferimento - che personaggi tuttora viventi hanno offerto nelle audizioni, non avendo elementi obiettivi per poterli controbattere. Avremmo potuto richiamarli e fare anche altre cose.

Consegno la mia proposta di relazione finale così come ho potuto vederla nella mia onestà, alla luce delle difficoltà che abbiamo incontrato, con i sacrifici dell'Ufficio di segreteria. Abbiamo impiegato molto del nostro tempo per cercare e coordinare le carte, avvalendoci anche di professionisti, alla cui onestà mi sono riferito in maniera incondizionata. Per dirla tutta a proposito dell'atto-quadro, devo ricordare che in proposito sono state scritte e dette molte cose. Ho fatto riferimento alla pluralità delle concezioni sull'atto-quadro, che viene definito in varia maniera dai diversi soggetti che, tuttavia, concordano su un punto: è un atto civilisticamente atipico ma mai illecito ed illegittimo. Non solo, se pure qualcuno ha avuto la percezione della sua inefficacia, mai si è sognato di farla valere se non in un solo caso, come ci ha spiegato il giudice delegato Norelli, quando fu sollevata strumentalmente solo per ottenere, da parte della SGR, la restituzione dei famosi crediti MAF o derivanti dalla gestione degli ammassi. Fin da allora e a tutt'oggi questi sono stati considerati nulli. Sotto questo aspetto, l'inefficacia non è stata ritenuta da alcuno né alcuno ha ritenuto mai di impugnare l'atto-quadro. Quando è stato impugnato in via transattiva, hanno conciliato la sua efficacia, riconoscendo allo stesso validità. Tuttora è valido.

Desidero ringraziare tutti i colleghi, soprattutto quelli che hanno mosso critiche alla mia proposta di relazione che non aveva la pretesa di essere un codice di lettura assoluto e inappellabile. Su questo argomento, me lo consenta, onorevole Veneto, vorrei ritornare. L'inappellabilità non fa parte del nostro lavoro. Non possiamo da giudici e da politici esprimere un giudizio inappellabile perché i giudizi sono riferibili ciascuno alla parte che li esprime. Sarà la storia che, a decenni dai fatti, potrà essere al massimo inappellabile. Oggi mi ritengo assai più modesto. Cercavo un sentimento di giustizia più che una condanna. Non mi sono sentito in grado di esprimere un giudizio, figuriamoci una condanna.

OCCHIONERO. Non voglio collegarmi, anche se lo farei con molto piacere, a tutti gli interventi che le hanno dato merito, impegno e capacità. Lei, signor Presidente, ha giustamente ribadito più volte che non c'è stato il tempo per una riflessione attenta e per una collegialità di espressione. Oggi è sbagliato, a mio avviso, votare a favore o contro. All'interno della Commissione bicamerale d'inchiesta tutti avevamo la stessa posizione, la stessa capacità, la stessa voglia di contributo politico e storico, rispetto ad un avvenimento della politica agricola italiana dal dopoguerra ad oggi. Chiedo pertanto, e mi appello a tutti i commissari, di non votare la proposta ma di considerarla come un studio, una riflessione, un contributo che il Presidente della Commissione mette a disposizione dei parlamentari ma anche del prossimo Parlamento per una riflessione più attenta e per una lettura più utile di quella che è stata la storia.

PRESIDENTE. Nei confronti del Parlamento mi sembrava più corretto concludere i nostri lavori con la votazione di un documento, accompagnata dalla dizione che si trattava di una proposta di lettura senza alcun effetto conclusivo, da consegnarsi ai futuri legislatori. Ho scritto tutto questo nella proposta di relazione.

OCCHIONERO. Un atto parlamentare, signor Presidente, ha un'importanza notevole non solo per il Parlamento ma anche per chi lo leggerà nel paese. Potrebbe rappresentare un codice di lettura di avvenimenti, fatti e uomini sui quali oggi non abbiamo potuto esprimere un giudizio definitivo. Insisto pertanto nella mia proposta, in quanto solo in quel modo potremmo dare un contributo al lavoro attento che abbiamo svolto, poiché non siamo in grado di definire con un documento conclusivo un'attività che è ancora oggettivamente aperta.

ALOI. Signor Presidente, ho apprezzato la sua grande capacità di sintesi, chiosando e sottolineando gli aspetti più salienti della relazione. Lei ricorderà certamente che, nei limiti del possibile, siamo stati presenti ponendo varie questioni, ad esempio il rapporto con le banche straniere, argomento che spesso ho evidenziato nei miei interventi a nome del Gruppo di Alleanza Nazionale. Lei ricorderà il punto dolens della situazione, non siamo riusciti ad avere quella chiave di lettura, è stato il buco nero dell'indagine che abbiamo avviato. Come emerge dalle pagine che lei, con attenzione e diligenza, ha approntato, con la sua onestà intellettuale, sono state recepite le varie indicazioni emerse da coloro che abbiamo ascoltato nelle varie audizioni. Come lei sa, avremmo voluto sottolineare alcuni passaggi perché in alcune circostanze sono emerse posizioni omissive rispetto ad alcune nostre domande. In particolare, in alcuni passaggi relativi ai crediti che sono emersi e che non si è riusciti con le azioni di recupero neanche in termini ipotetici a realizzare. Sono state poste molte questioni che problematicamente si trovano all'interno della proposta di relazione. La proposta di relazione, infatti, è molto problematica e per questo ho fatto riferimento alla sua onestà intellettuale poiché lei, da magistrato, ha affermato di aver seguito un filo conduttore, cercando di cogliere, attraverso tutti i dati che sono emersi dalle audizioni e dai vari incontri, una parte importante della storia italiana. Con le indagini svolte dalla Commissione di inchiesta, lo storico del domani avrà modo di rendersi conto di cosa è avvenuto in Italia in un particolare periodo storico. L'addossare al presidente del Consiglio Goria responsabilità, ad esempio, mi fa pensare a strani ambienti in cui si addossano al morto tutte le colpe di quello che è accaduto. Fatte tutte queste considerazioni, resta ferma la validità della proposta di relazione, perché abbiamo solo voluto analizzare i vari aspetti e le varie parti e riteniamo che oggi, nel momento in cui l'onorevole Veneto ha affidato a lei la possibilità, attraverso la proposta di relazione, e quindi per il nuovo Parlamento, di individuare gli elementi che potranno far cogliere gli aspetti salienti e importanti, il filo conduttore, tutto ciò ci pone in condizione di poter dire che in fondo, al di là delle varie considerazioni, una votazione su questo documento, interessante ma che ha bisogno di ulteriori approfondimenti nelle prospettive che può avere secondo me, e credo di interpretare il pensiero degli altri commissari, un momento di riflessione ulteriore, ma purtroppo la legislatura sta finendo e per molti di noi questa sera è una delle ultime occasioni di intervenire. Però, resta il fatto importante che questo documento ha un significato non solo rispetto alla vicenda della Federconsorzi, ma rispetto alla "questione morale", perché l'equazione Federconsorzi – Ministero agricoltura si collega alla "questione morale" che andrà affrontata anche nei prossimi anni.

D'ALI'. Onorevoli colleghi, siamo al termine di una legislatura completa, durante la quale abbiamo avuto il tempo di immaginare la necessità di questo tipo di indagine, di approvare la legge istitutiva della nostra Commissione, di svolgere compiutamente i lavori con le proroghe che lo stesso Parlamento ha accordato a questa Commissione. Mi sembra molto difficile in questo momento riuscire ad immaginare che una legislatura che dura per tutta la sua prevista esistenza istituzionale, non riesca ad esitare un documento su questa delicata e controversa materia. Quando il Parlamento ha deciso di attivare questa Commissione d'inchiesta era consapevole della presenza di procedimenti collaterali in corso. Nessuno si è mai sognato di invadere campi altrui. Sulla separazione dei poteri siamo tutti assolutamente d'accordo e sono convinto che nessuna invasione di campo è stata fatta nella stesura di questa proposta di relazione. Sono convinto che nessun magistrato può sentirsi invaso nella sua autonomia di giudizio da quel che può dire il Parlamento, così come il Parlamento non si sentirà mai invaso se qualcuno, autonomamente e con l'assoluta serenità di giudizio e di buona fede che contraddistingue il mandato parlamentare, potrà tirare conseguenze che possono essere anche diverse. Siamo su due campi completamente diversi e quindi ritengo sia corretto votare questo documento, perché siamo alla fine di una legislatura interamente svolta e il termine del 28 febbraio precede di poco la fine normale della legislatura. Naturalmente il Presidente è il dominus di questa Commissione, non nel senso politico e istituzionale, e potrà trarre le sue valutazioni dal dibattito che si è svolto. Io termino per esigenze di tempo, anche se avrei tante altre cose da dire, ma posso farlo in separata sede, cordialmente, con i colleghi intervenuti, con la stessa cordialità con la quale abbiamo intrattenuto i rapporti nell'ambito di questa Commissione. Sono in conclusione del parere che la proposta di relazione debba essere posta ai voti.

PRESIDENTE. Onorevoli colleghi, vista l'ora e vista l'esigenza di dare disciplina agli atti, come ci impone il Regolamento, credo sia necessario a questo punto mettere ai voti la proposta di relazione.

(La Presidenza accerta la presenza del numero legale richiesto dall’articolo 11, comma 2, del Regolamento interno)

ABBATE. Signor Presidente, vorrei insistere nella mia proposta di votazione per parti separate. Mi trovo in una difficoltà di ordine concettuale nel prendere posizione unica rispetto all'intero documento. Vorrei che si votasse separatamente la prima parte della relazione, fino al commissariamento, e la seconda parte, dal commissariamento in poi.

PRESIDENTE. D'accordo. Metto ai voti la proposta dell'onorevole Abbate di votare il documento per parti separate.

Non è approvata.

Metto ai voti la proposta di relazione finale.

E' approvata.

Onorevoli colleghi, avendo approvato la proposta di relazione finale, dobbiamo procedere alla votazione della seguente proposta di delibera sui criteri di pubblicazione degli atti e documenti formati e acquisiti dalla Commissione nel corso dell'inchiesta, ai sensi dell’articolo 22 del Regolamento interno:

"La Commissione delibera che siano resi pubblici tutti i documenti da essa formati, ad essa inviati o, comunque, da essa acquisiti nel corso dei suoi lavori, con le seguenti esclusioni:

  1. i documenti formati dalla Segreteria e gli elaborati, gli studi e le ricerche redatti dai collaboratori della Commissione (non potendosi parlare in questi casi di documenti in senso proprio, ma di atti interni della Commissione, preparati ai fini dei suoi lavori);
  2. gli appunti e i resoconti informali stesi a documentazione dell’attività dei gruppi di lavoro;
  3. gli estratti delle agende, relative agli anni 1991 e 1992, depositati dal dottor Giorgio Cigliana con l’intesa che venissero mantenuti riservati;
  4. la bozza del decreto collegiale della sezione fallimentare del tribunale di Roma di revoca del liquidatore dei beni della Federconsorzi, avvocato Antonio Caiafa, classificata come documento riservato;
  5. le parti dei resoconti stenografici delle sedute del 27 luglio 1999 (audizione dell’avvocato Francesco Lettera), del 7 ottobre 1999 (audizione dell’ex senatore Giovanni Robusti), del 1° dicembre 1999 (seguito dell’audizione dell’avvocato Lettera), del 16 novembre 2000 (audizione del dottor Ivo Greco) e del 6 dicembre 2000 (audizione dei dottori Umberto Apice e Giovanna De Virgiliis) segretate o sottoposte a regime di riservatezza;
  6. i processi verbali delle sedute della Commissione e dell’Ufficio di Presidenza;
  7. la documentazione acquisita presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e presso l’archivio della Commissione parlamentare d’inchiesta sull’AIMA.

La Commissione delibera infine che siano declassificati ad atti liberi i seguenti documenti riservati, che pertanto saranno resi pubblici:

  1. relazione redatta dai dottori Gaspare e Cristiana Marcucci del 9 giugno 1998 e relativi allegati;
  2. documentazione prelevata dal dottor Marcucci presso la Federconsorzi nel corso del suo incarico di consulenza per il tribunale fallimentare di Roma e trasmessa alla Commissione previa autorizzazione del commissario liquidatore Marrocco, il 10 e 11 gennaio e l’8 febbraio 2001.

La Commissione stabilisce che l’Ufficio di segreteria dia corso alla presente deliberazione e curi la pubblicazione degli atti. In tale attività il predetto Ufficio sarà coadiuvato, in forma continuativa, dal capitano Cosimo Tripoli, dal tenente Giovanni Panebianco e dal brigadiere Marcello Caprini, già collaboratori a tempo pieno della Commissione. I documenti di cui la Commissione abbia escluso la pubblicazione saranno versati nell’Archivio storico del Senato della Repubblica, ai sensi dell’articolo 22 del Regolamento interno".

VENETO Gaetano. Signor Presidente, le avevo chiesto anche prima di intervenire e adesso glielo chiedo formalmente, davanti ai pochi colleghi che sono rimasti in Aula. Nel momento in cui abbiamo finito di votare, e dovrebbero risultare tutti gli elementi, come il numero dei votanti, i voti contrari, i voti favorevoli, il numero dei presenti, in rispetto alla normativa regolamentare…

PRESIDENTE Onorevole Veneto, non c'è stata una votazione per appello nominale ma solo per alzata di mano. Mi sono limitato a contare i voti favorevoli e quelli di astensione.

VENETO Gaetano. Desidero esprimere le mie riserve sul piano formale, anche se con molta discrezione e con deferenza, per la votazione per alzata di mano sul documento finale di una Commissione di inchiesta.

PRESIDENTE. Voglio capire se adesso approveremo o no la proposta di delibera.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, formalizzerò adesso il mio discorso, mi faccia finire di parlare.

Domani è prevista una conferenza stampa e poiché la Commissione di inchiesta dovrà terminare i propri lavori entro le ore 24 di oggi, lei, da domani, sarà solo il senatore Cirami che parla da ex Presidente e riferirà sui nostri lavori come senatore Cirami. Vorrei sapere dove si terrà la conferenza stampa di domani.

PRESIDENTE. La conferenza stampa si svolgerà domani, 1° marzo, alle ore 14,30, presso l'Aula delle Commissione difesa del Senato. Ne è stata data comunicazione a tutti.

A questo punto, metto ai voti la proposta di delibera sui criteri di pubblicazione di atti e documenti formati o acquisiti dalla Commissione.

E' approvata.

VENETO Gaetano. Signor Presidente, desidero che rimanga agli atti che non ho votato in quanto non ritengo valida la votazione così come si è svolta.

PRESIDENTE. Desidero nuovamente rivolgere un sentito ringraziamento ai componenti della Commissione, all'Ufficio di Segreteria e ai collaboratori per il prezioso contributo fornito all'attività di indagine svolta.

Dichiaro chiusa la seduta.

I lavori terminano alle ore 22,20.